Slowd


è civile perchè

mette insieme design e creatività con maestria e saper fare, restituisce dignità alla produzione artigianale e immagina un processo di produzione attento al territorio

«Bisogna produrre ciò che serve, quando serve e dove serve, sostenendo l’economia locale, le reti di piccoli produttori di qualità, tornando ad avvicinare persone e processi per sostenere la cultura del saper fare»

Slow/d è un progetto di design italiano a chilometro zero, nato trasformando una crisi in possibilità.


Era il 2012 quando Andrea Cattabriga e Sebastiano Longaretti, freschi di lauree in architettura, hanno provato a riscrivere in modo contemporaneo l’equazione idee-competenze-territori.

Slow/d, attraverso il web, inventa una nuova geografia delle competenze e delle prossimità. Il progetto coinvolge in primis l’intelligenza e la creatività di giovani designer che possono presentare le loro opere attraverso la rete. Gli oggetti vengono scelti e ordinati dagli utenti interessati e poi prodotti - senza nessuna necessità di avere strutture di stoccaggio delle merci - dall’artigiano più vicino in termini geografici al cliente.

Dall’astrazione immateriale della rete alla concretezza del territorio, che è fatto di distanze, di trasporto di oggetti, di costi di spostamento.

Slow/d mette insieme giovani designer con molte idee e grande capacità di pensare ma con una remota possibilità di passare dal piano delle idee a quello della produzione reale (creativi ma senza radici), con falegnami ma incapaci di produrre innovazione e di rispondere alla concorrenza di marchi molto forti nel campo dell’arredamento e del design (bravi ma fuori tempo).

Un mercato (e un territorio) dominati da grandi brand, in cui i piccoli artigiani resistono a stento, vivendo di piccole attività rimediali, in attesa di scomparire.


Il Manifesto del Design a Km zero propone una visione della ideazione, della produzione e dei consumi assolutamente contemporanea. Le scelte di sostenibilità non hanno nulla a che vedere con la retorica del prodotto realizzato con materiali ecologici. E con quell’immaginario un po’ vetero per un prodotto sostenibile deve essere anche brutto e modesto.

La sostenibilità sta nel modo in cui è realizzato (rispettoso del lavoratore e del territorio) ma anche nella sua intelligenza e bellezza.

Negli anni il progetto inaugurale si è ampliato, evitando in tutti i modi di ricadere nella retorica del piccolo è meglio, artigianale è un valore di per sé. La ratio che li anima è infatti sempre quella di riuscire a definire nuovi framework collaborativi fra artigiani e designer, cercando di portare buone pratiche di sviluppo prodotto ed attenzione ai processi che coinvolgono la valorizzazione della proprietà intellettuale condivisa.

In questa direzione Slowd collabora anche con grandi marchi. Il Design Lab pensato per Leroy Merlin è una nuova piattaforma di progetti per il “design-fai-da-te”, che consente di realizzare oggetti di qualità con parti reperibili in tutti gli store dell’azienda.

Il lavoro con Leroy Merlin Italia è nato dalla volontà dell’azienda di sviluppare percorsi di innovazione aperta di qualità, che potessero valorizzare i propri asset in direzioni nuove. Da una profonda riflessione sul futuro e sulle grandi potenzialità che risiedono nel divenire sempre più abilitatori di competenze è nato un progetto di avvicinamento tra linguaggio del design e cultura del fai-da-te.

Nell’esperienza di Slowd è all’opera l’intelligenza che connette, che mette insieme capacità che tenevamo distinte, la creatività con il sapere fare, la grande produzione con il fai da te, competenze diffuse su un territorio vero con la capacità tutta immateriale del web di costruire nuove centralità e nuove occasioni di incontro, materiali e immateriali.

www.slowd.it

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