Ecopesce


è civile perché

promuove il valore del mare e del pescato come risorsa scarsa da valorizzare e rispettare. Promuove un ittoturismo responsabile che rispetta l’ambiente e costruisce una coscienza collettiva rispettosa della natura.

«Mi sono reso conto che alcuni miei amici pescatori erano spesso costretti a gettare nelle acque del porto una parte del pescato, perché i grossisti lo rifiutavano. Si tratta di pesce in eccedenza, creata dal fatto che in alcuni periodi dell’anno si pesca di più”. Per Roberto era inaccettabile che tanto cibo e tanto lavoro venisse perso. “I pescatori salvavano i contenitori di polistirolo, che valevano di più del contenuto»

«Il nostro è un pesce piccolo, ci sono le spine e la gente non le ama. Allora, ho pensato, noi le toglieremo, useremo solo la polpa, il filetto: tireremo fuori il meglio dal pesce! Da questo sogno è nato l’Ecopesce. Ho accorpato al mio magazzino al mercato ittico un laboratorio dove lavoro il pesce, che siano gamberi, sogliole, acciughe, tutto al naturale, grazie alla catena del freddo».


È l’aprile 2013 quando Roberto Casali decide di dare vita all’Economia del mare, un progetto di commercializzazione e rivalutazione dei prodotti ittici del territorio, naturali e stagionali, per ridurre al minimo gli sprechi, che ha sede a Cesenatico. Roberto ha ben presente a quale sfruttamento sia sottoposto il mare e immagina una attività che metta al centro la sostenibilità del pescato e delle risorse non infinite del mare. I pesci non sono più abbastanza, si pesca spesso con modalità che distruggono con l’ambiente e molti pesci di minor pregio sono considerati più scarti che risorse alimentari da salvare.

Una cultura rispettosa del mare prova a rovesciare la prospettiva:


è necessario imparare a utilizzare tutte le parti del pesce, lavorare anche specie ittiche non di tendenza (In Italia vi sono 700 specie ittiche e ne usiamo appena 25, il resto le consideriamo scarto).
Ma il progetto non si è fermato lì. A maggio 2017 ha preso vita E Nustren, uno spaccio che mette insieme il commerciante (Roberto) con il produttore (Maurizio il pescatore, titolare della Sirio), “il diavolo e l’acqua salata”, come scherzano fra loro, dove vendono pesce locale, fresco e lavorato dall’Ecopesce, per tentare un’alternativa alla grande distribuzione generatrice di povertà, che alimenta l’economia dello scarto.
«Vogliamo arrivare alle famiglie. Le famiglie devono venire da noi perché sentono di potersi fidare. La gente deve mangiare cose sane. Speriamo pian piano di contribuire a diffondere una cultura diversa. Per questo abbiamo legato E Nustren al circuito dell’Economia di Comunione».
Ecopesce-Economia del mare, è diventata una filiera virtuosa che dà lavoro a sette persone e propone prodotti di qualità, presto anche disponibili in sughi pronti da commercializzare attraverso i gas, i gruppi di acquisto.

www.lecopesce.it

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