Summer School SEC - Seconda Edizione (Torre Annunziata, 20-23 luglio 2016)
27/05/2016

La seconda edizione della Summer School della Scuola di Economia civile si è tenuta nella splendida cornice di Villa Tiberaide, a Torre Annunziata. La discesa al Sud, dove nel 700 Antonio Genovesi e il suo allievo Giacinto Dragonetti hanno posto le fondamenta della scienza economica, ha avuto una valenza simbolica. Nella residenza a acciata sul golfo di Napoli appartenuta a Gaetano Filangieri, insegne giurista e losofo dell’Illuminismo di marca italiana, si sono dati appuntamento 30 partecipanti, provenienti da tutt’Italia. Imprenditori, manager, funzionari bancari, docenti delle scuole superiori hanno seguito con interesse le 4 giornate di studio e partecipato attivamente ai lavori di gruppo. Obiettivo della scuola estiva: conoscere ed approfondire i fondamentali dell’Economia civile. La relazione d’apertura è stata a data a Leonardo Becchetti. Per l’economista romano l’Economia civile, pur avendo una gloriosa tradizione, non deve essere vissuta come un “museo”. Il paradigma che la caratterizza è strumento più che mai attuale per combattere e superare la versione attuale del capitalismo nanziario. Preda di tre distorsioni (o riduzionismi), che sono alla base del suo snaturamento. Per fare evolvere l’economia contemporanea e per farla uscire dalle strettoie di una crisi epocale, Becchetti considera la cooperazione di quattro attori: un mercato veramente aperto a tutti, istituzioni politiche benevolenti, informate e “non catturabili” dalle elites nanziarie, una società civile organizzata che “vota con il portafoglio” e un numero su ciente di imprese civili che tengano conto degli interessi e dei valori di tutti gli stakeholder.

Luigino Bruni, direttore della SEC, ha indagato le parole chiave dell’Economia civile. Il mercato non è solo luogo di contratti, di scambi tra interessi diversi e a volte contrapposti, di sfruttamento del più forte sul più debole: è anche spazio cooperativo (e non solo competitivo) dove tradurre in vita valori come la ducia, la reciprocità, (di cui la mutualità è la versione cooperativa), la gratuità, il dono. Termini che ci ricordano come prioritario, in ogni tipo di economia di mercato, sia l’incontro tra le persone.

La modernità ci ha reso con denti con i concetti di libertà ed eguaglianza. Pur essendo liberi ed eguali, gli individui non si sentono felici. La felicità, per essere piena e contagiosa, richiede la pratica della fraternità, il terzo (dimenticato) motore della rivoluzione francese. Mentre le prime due sono fatti individuali, la fraternità è principalmente un legame tra due o più persone. L’epoca che stiamo vivendo può essere de nita come l’”era dei beni comuni”: mai come oggi i commons non sono più l’eccezione ma la regola in un modo sopra atto dai beni privati e dai beni pubblici. La gestione dei beni comuni, che richiedono accudimento da parte dei cittadini, rappresenta una delle vie più concrete per rigenerare le comunità e per rinvigorire il capitale sociale di un territorio. Alessandra Smerilli ha, in ne, analizzato l’impresa dal punto di vista delle organizzazioni a movente ideale. Ogni realtà economica, ha sottolineato l’economista abruzzese, ha bisogno per funzionare al meglio delle motivazioni intrinseche dei suoi collaboratori. Ha cioè bisogno di cooperazione e di gratuità, con cui genera un bene intangibile ma prezioso che prende il nome di “superadditività”. Perché ciò accada, occorre però che i vertici aziendali pratichino l’”arte del riconoscimento” e applicano non solo la logica degli incentivi ma introducano la logica dei premi.

La scuola si è chiusa con la visione del docu lm del regista barese Michele Fasano dedicato alla straordinaria gura di Adriano Olivetti: “In me non c’è che futuro”, un titolo che ben si adatta al paradigma dell’Economia civile (m.d.).